7 film sul lutto e la memoria: come il cinema racconta la perdita

Il cinema ha raccontato la morte in moltissimi modi. Più raramente, però, ciò che rimane davvero impresso non è il momento della morte, ma quello che viene dopo: una casa improvvisamente vuota, un’abitudine che continua a ripetersi, una fotografia, una conversazione interrotta, un oggetto che riporta alla mente qualcuno che non c’è più.

È anche per questo che esistono tanti film sul lutto profondamente diversi tra loro. Alcuni raccontano il dolore nella sua forma più evidente, altri si concentrano sulla memoria, sulla rabbia, sui rapporti familiari o sul modo in cui una persona continua a essere presente nella vita di chi resta. Il cinema, naturalmente, non offre una spiegazione del lutto e non può indicare come affrontarlo. Può però rappresentarlo, mostrando anche quanto diverse possano essere le reazioni di fronte alla perdita.

Abbiamo quindi scelto sette film sul lutto e sulla memoria non con l’intenzione di suggerire cosa guardare durante un momento difficile, ma per osservare come registi, sceneggiatori e personaggi abbiano provato a raccontare un’esperienza umana così complessa.

Nel nostro lavoro, noi di Santini incontriamo ogni giorno persone e famiglie che vivono la perdita in modi profondamente diversi. Sappiamo quindi che non esiste un unico modo di attraversare il lutto, così come non esiste un’unica rappresentazione possibile. Nelle nostre sedi di Roma siamo sempre disponibili ad ascoltare e accompagnare le famiglie con rispetto, discrezione e professionalità.

Perché il cinema racconta così spesso il lutto?

La perdita è uno dei grandi temi della narrazione perché riguarda, in forme diverse, l’esperienza di tutti.

Eppure un film sul lutto non è necessariamente un film sulla morte.

Può raccontare ciò che succede mesi o anni dopo. Può mostrare una famiglia che deve trovare un nuovo equilibrio, una persona che continua a dialogare interiormente con chi non c’è più o qualcuno che non riesce a riconoscersi nell’idea secondo cui il dolore debba necessariamente seguire un percorso lineare.

Il cinema ha inoltre una possibilità particolare: rendere visibile l’assenza.

Può mostrarci una sedia vuota, una stanza rimasta uguale, un luogo frequentato insieme o un gesto quotidiano che improvvisamente assume un significato diverso. Dettagli apparentemente piccoli attraverso i quali comprendiamo che il ricordo di una persona continua a intrecciarsi con la vita di chi resta.

I sette film sul lutto che abbiamo scelto raccontano proprio questa pluralità. Non costituiscono una classifica e non pretendono di rappresentare tutte le esperienze possibili. Sono sette opere molto diverse che affrontano, ciascuna a modo proprio, la perdita e ciò che rimane dopo.

7 film sul lutto e la memoria

Prima di iniziare con la lista dei film sul lutto che abbiamo selezionato è necessaria una precisazione. I film che seguono affrontano morte, perdita e dolore e, in alcuni casi, contengono situazioni emotivamente molto intense. Non vogliono essere indicazioni su cosa guardare durante un lutto: ciascuno ha sensibilità, tempi e bisogni differenti.

Sono, piuttosto, sette esempi di come il cinema abbia provato a dare una forma e un racconto a qualcosa che spesso è difficile racchiudere nelle parole.

1. Manchester by the Sea, Kenneth Lonergan, 2016

Manchester by the Sea e il dolore che non lascia scampo | Wired Italia

Manchester by the Sea racconta di Lee Chandler, un uomo costretto a tornare nella propria città natale dopo la morte del fratello. Il ritorno lo mette nuovamente di fronte a persone, luoghi e soprattutto eventi del proprio passato.

Perché ne parliamo

Tra i film sul lutto, quello di Kenneth Lonergan è particolarmente significativo perché rifiuta una delle rappresentazioni più rassicuranti della perdita: l’idea che esista necessariamente un percorso ordinato che conduce dal dolore alla sua definitiva risoluzione.

Il protagonista non segue una traiettoria semplice. Il passato continua a esistere nella sua quotidianità e il film non prova a trasformare questa difficoltà in una lezione edificante.

È una rappresentazione dura, ma importante proprio perché ricorda che non tutte le storie di lutto devono terminare con un “superamento”. A volte ciò che cambia è il modo in cui si impara a convivere con qualcosa che rimane parte della propria storia.

2. La stanza del figlio, Nanni Moretti, 2001

La stanza del figlio (2001) | MUBI

Una famiglia apparentemente serena viene sconvolta dalla morte improvvisa del figlio adolescente. Da quel momento, i rapporti tra i suoi componenti cambiano e ciascuno cerca un proprio modo di vivere l’assenza.

Perché ne parliamo

La stanza del figlio permette di osservare il lutto non soltanto dal punto di vista individuale, ma come evento capace di modificare gli equilibri di un’intera famiglia.

La stessa perdita viene vissuta in modi diversi. Cambiano i silenzi, le reazioni, il bisogno di parlare e quello di restare soli.

La stanza del titolo diventa inoltre qualcosa di più di uno spazio fisico: è uno dei luoghi in cui continua a esistere la memoria della persona che non c’è più. Oggetti e ambienti quotidiani acquistano improvvisamente un significato nuovo.

È uno dei film sul lutto italiani più importanti proprio perché non cerca risposte semplici e lascia spazio alle differenti reazioni dei personaggi.

3. Coco, Lee Unkrich e Adrian Molina, 2017

Coco - Film (2017) - MYmovies.it

In Coco, il giovane Miguel entra accidentalmente nel mondo dei morti durante il Día de los Muertos e scopre progressivamente la storia della propria famiglia.

Dietro l’avventura e i colori del film Pixar si trova una riflessione molto profonda sul rapporto tra memoria, identità e legami familiari.

Perché ne parliamo

Coco affronta la morte da una prospettiva culturale molto diversa da quella a cui siamo generalmente abituati.

Al centro del film c’è soprattutto il ricordo: una persona continua ad avere un posto nella storia familiare finché qualcuno ne conserva il nome, il volto e ciò che ha rappresentato.

Il Día de los Muertos, tradizione messicana intorno alla quale è costruito il film, non cancella la separazione tra vivi e morti, ma crea uno spazio simbolico in cui il ricordo può essere condiviso.

Per questo Coco, pur essendo un film d’animazione destinato anche a un pubblico giovane, trova pienamente posto in una selezione di film sul lutto e sulla memoria.

4. Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Martin McDonagh, 2017

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è il film del weekend - Piero Zardo -  Internazionale

Dopo l’omicidio della figlia e l’assenza di risultati nelle indagini, Mildred Hayes affitta tre grandi cartelloni pubblicitari per chiedere pubblicamente conto alla polizia locale di quanto accaduto.

Perché ne parliamo

Non sempre il lutto è silenzioso.

Può esserci rabbia. Può esserci bisogno di risposte. Possono esserci sentimenti contraddittori e comportamenti difficili da comprendere dall’esterno.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è interessante proprio perché rifiuta di rappresentare il dolore esclusivamente attraverso tristezza e raccoglimento.

La rabbia della protagonista diventa una delle forme attraverso cui la perdita entra nel suo rapporto con il mondo.

Il film non pretende di stabilire quale sia la reazione “giusta”. Mostra invece quanto il dolore possa essere complesso e quanto sia difficile ridurlo a un solo sentimento.

5. Drive My Car, Ryūsuke Hamaguchi, 2021

Drive My Car (film) - Wikipedia

Yūsuke Kafuku, attore e regista teatrale, deve confrontarsi con la morte improvvisa della moglie e con tutto ciò che nel loro rapporto è rimasto irrisolto.

Tempo dopo, durante la preparazione di uno spettacolo, incontra Misaki, la giovane donna incaricata di guidare la sua automobile.

Perché ne parliamo

Tra questi film sul lutto, Drive My Car è probabilmente quello in cui memoria e parole non dette si intrecciano maggiormente.

Il rapporto con una persona non termina necessariamente nel momento della sua morte. Rimangono conversazioni, domande, incomprensioni e aspetti della relazione che possono continuare a interrogarci.

Nel film, persino l’automobile diventa uno spazio della memoria: un luogo fisico in cui passato e presente continuano a incontrarsi.

È una riflessione lenta e complessa sull’assenza, ma anche sulla possibilità di continuare a vivere senza dover cancellare ciò che è stato.

6. A Ghost Story, David Lowery, 2017

A GHOST STORY – Beetlejuice

Dopo la propria morte, un uomo ritorna nella casa in cui viveva con la compagna sotto forma di una presenza silenziosa. Da quel momento osserva il trascorrere del tempo, le persone che vanno e vengono e la trasformazione dei luoghi che un tempo gli appartenevano.

Perché ne parliamo

A Ghost Story utilizza un’immagine quasi infantile del fantasma, un lenzuolo bianco con due aperture per gli occhi, per costruire una riflessione tutt’altro che semplice sulla memoria.

Qui il lutto viene osservato da una prospettiva insolita. Non vediamo soltanto chi rimane confrontarsi con l’assenza, ma assistiamo allo scorrere del tempo e alla progressiva trasformazione di ciò che sembrava destinato a restare immutabile.

Case, oggetti e persone cambiano. La memoria stessa cambia.

Il film pone così una domanda che attraversa molti racconti sulla perdita: che cosa rimane di noi nei luoghi e nelle persone che abbiamo attraversato?

7. Up, Pete Docter, 2009

12 Curiosità su “UP” (2009) | Il CINEGICO

Le prime sequenze di Up raccontano, quasi senza parole, la vita condivisa da Carl ed Ellie: l’incontro, i progetti, la quotidianità, il trascorrere degli anni e infine la morte di Ellie.

La storia vera e propria comincia proprio da questa assenza.

Perché ne parliamo

Up non è immediatamente ricollegabile a un film sul lutto, è spesso ricordato come un film d’animazione d’avventura, ma al centro del percorso di Carl c’è il rapporto con la memoria della moglie.

Il film affronta una questione particolarmente delicata: continuare a vivere non significa necessariamente lasciare indietro la persona che non c’è più.

I ricordi possono cambiare significato e trovare un posto nuovo nella propria vita.

È proprio questa capacità di parlare contemporaneamente di assenza e continuità a rendere Up uno dei film sul lutto più accessibili, senza che il tema venga banalizzato.

Sette film, sette modi diversi di raccontare la perdita

Mettere insieme questi sette titoli permette soprattutto di osservare quanto sia difficile parlare del lutto al singolare.

In Manchester by the Sea c’è un dolore con cui sembra impossibile riconciliarsi. In Tre manifesti a Ebbing, Missouri il dolore diventa rabbia. La stanza del figlio osserva gli equilibri di una famiglia che cambiano. Drive My Car si concentra sulle parole rimaste sospese.

Coco racconta la memoria attraverso una tradizione collettiva, mentre A Ghost Story riflette sul tempo e su ciò che resta nei luoghi. Up, infine, mostra come il ricordo possa continuare ad accompagnare una vita che va avanti.

Nessuna di queste rappresentazioni è quella definitiva.

Ed è probabilmente questo l’aspetto che le rende interessanti.

Un film può aiutare a elaborare un lutto?

È una domanda comprensibile, ma non esiste una risposta valida per tutti.

Guardare un film sul lutto può offrire a qualcuno l’occasione di riconoscere emozioni che fatica a esprimere o di osservare la propria esperienza attraverso quella di un personaggio. Per un’altra persona, soprattutto in determinati momenti, lo stesso film potrebbe invece risultare troppo doloroso.

Il cinema non sostituisce il sostegno delle persone vicine né, quando necessario, quello di un professionista.

Non è quindi necessario attribuirgli una funzione terapeutica per riconoscerne il valore.

A volte una storia può semplicemente offrirci parole, immagini e punti di vista attraverso cui osservare esperienze che fanno parte della vita e che non sempre sappiamo raccontare.

Il cinema non spiega il lutto, prova a raccontarlo

Nessuno dei film sul lutto raccolti in questo articolo insegna come affrontare la perdita di una persona cara.

Ed è forse proprio questo il loro valore.

Mostrano persone che reagiscono all’assenza in modi differenti, a volte persino contraddittori. Non suggeriscono necessariamente che esista un momento preciso in cui il dolore finisce o che tutto debba tornare esattamente come prima.

Il cinema può raccontare una stanza rimasta vuota, una voce registrata, un’automobile, una fotografia o una canzone e trasformarli nei segni di una relazione che continua a esistere nella memoria.

Non risolve l’assenza.

Ma qualche volta riesce a mostrarla.

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